Privare gli stupratori del loro "giocattolo" con la castrazione chimica: in alcuni Paesi la procedura esiste e in Italia se ne parla ma, in realtà, non risolve affatto il problema. Ecco perché
La Thailandia va verso l'approvazione della legge che prevede la castrazione chimica come strumento di repressione dei reati di tipo sessuale: a dirlo è lo stesso ministro della Giustizia, Somsak Thepsuthin. Sul testo del disegno di legge, approvato dalla Camera e poi dal Senato, si legge che il condannato, preso in carico da due medici, subirà un'iniezione e dovrà successivamente restare monitorato 10 anni con braccialetto elettronico. La castrazione chimica è una pena che viene applicata in alcuni Stati americani e, nonostante l’Assemblea parlamentare del Consiglio Europeo abbia detto nel 2013 che “Nessuna pratica coercitiva di sterilizzazione o castrazione può essere considerata legittima nel ventunesimo secolo”, anche in alcuni europei. Esiste, ad esempio, in Finlandia, Germania, Danimarca, Norvegia, Belgio e Francia, dove però l'uso che se ne fa è limitato e subordinato al consenso del condannato. Alla base dell'idea di attivare la pratica c'è la volontà di liberare le carceri: chi si sottopone alla castrazione chimica ottiene una riduzione della pena detentiva.
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In Italia è un tema tutto sommato non centrale al netto di un disegno di legge della Destra che è stato scritto anni fa. Il partito della Lega aveva sollevato la questione nel 2013, per tornarci poi nel 2019, dopo uno stupro avvenuto a Viterbo: il ricorso alla castrazione chimica, secondo loro, rieduca gli stupratori. Di diverso avviso sono gli esponenti della Sinistra, Alessandro Zan (Pd), incoraggia a lavorare sulla prevenzione: "abbattiamo gli stereotipi da cui origina la cultura della violenza e lasciamo i violenti in carcere", e anche le organizzazioni non governative concordano, Amnesty International ha definito la castrazione chimica "crudele e disumana", meglio "concentrarsi sulla prevenzione" Luigi Di Maio, all'epoca vicepresidente del Consiglio dei ministri del governo Conte, aveva detto che "non ci sto a prendere in giro i cittadini e le donne che hanno paura della violenza con il tema della castrazione chimica: si applicherebbe solo a casi meno gravi e sarebbe volontaria. La gente che pratica violenza ai danni delle donne e dei bambini deve stare in galera".
La castrazione chimica è una terapia farmacologica (differente dalla castrazione chirurgica, ovvero l'asportazione dei testicoli): si ottiene con l'assunzione di alcuni farmaci, di solito tramite iniezione ma esistono anche in forma di compressa, che contengono i principi attivi ciproterone acetato e medrossiprogesterone acetato. Il desiderio sessuale viene inibito perché questi farmaci bloccano la produzione degli ormoni che nell'uomo stimolano i testicoli a produrre testosterone. Non è una sola somministrazione a castrare chimicamente il sex offender: l’effetto della castrazione chimica dura nel tempo soltanto se la terapia viene seguita. È una procedura infatti reversibile: sospendendo la terapia i livelli di testosterone tornano a regime in pochi mesi. In alcuni casi comunque è anche inefficace: è capitato che il basso livello di testosterone non abbia compromesso la libido del paziente. Il desiderio sessuale insomma potrebbe anche rimanere invariato. Inoltre, l’art. 32 della Costituzione italiana recita che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Proprio perché è reversibile, la pratica della castrazione chimica viene usata anche nei pazienti affetti da cancro alla prostata: questo specifico tumore è sensibile al testosterone e, bloccandone la produzione, si inibisce la proliferazione di cellule cancerose. Trattandosi di “forti dosi di progestinico sintetico che hanno effetto su tutti i tessuti dell’organismo che possiedono recettori per gli ormoni sessuali”, non mancano gli effetti fisici come una marcata femminilizzazione, per esempio, sulla distribuzione del grasso corporeo e che porta alla ginecomastia (cioè la crescita del seno). Ci sono anche gli “effetti mentali, psicologici e comportamentali perché i recettori per gli ormoni sessuali sono presenti in vaste aree del cervello", spiega Tullio Giraldi, professore di Farmacologia all’Università di Trieste. Nel caso di assunzione da parte di donne trans il farmaco “è importante perché viene somministrato per lungo tempo prima dell’intervento chirurgico e contribuisce a creare quello scenario che è desiderato”. È però diverso se la castrazione chimica è il risultato di una condanna: si chiede a un uomo di scegliere tra la propria libertà e la propria sanità mentale. “È difficile immaginare che si possa esprimere un consenso informato in condizioni di gravissimo stress”, continua Giraldi “ed è discutibile che questo tipo di consenso sia accettabile vista la difficoltà del momento in cui viene espresso. Penso che sia una pratica difficilmente condivisibile”.
Quando nel 2021 il Pakistan ha introdotto la castrazione chimica come misura contro gli stupratori seriali, Amnesty International ha definito la pratica "crudele e disumana" e continuando, "Le autorità dovrebbero concentrarsi sul lavoro cruciale delle riforme per affrontare le cause profonde della violenza sessuale e dare alle sopravvissute la giustizia che meritano". “E i diritti umani inalienabili?”, si chiede Rosario Coco, presidente dell'associazione Gaynet. “Concordo con Amnesty: quella della castrazione chimica è una pratica disumana, contraria a qualunque principio di rieducazione che invece è un cardine del nostro ordinamento. Non bisogna cedere terreno rispetto ai diritti umani fondamentali di ogni persona. Si parla di una forma di mutilazione: verrebbe viene meno un sano confine tra la giustizia e la barbarie, come sta avvenendo in alcune parti del mondo”. Anche l'Ong che si occupa di violenze sessuali "Women and Men Progressive Movement Foundation" si è dichiarara contraria attraverso le parole del suo fondatore, Jaded Chouwilai: non sarebbe un metodo efficace per affrontare i crimini sessuali: “I detenuti dovrebbero essere riabilitati cambiando la loro mentalità mentre sono in prigione. Usare punizioni come le esecuzioni o le iniezioni per la castrazione chimica, non fanno altro che rafforzare l’idea che soggetto non possa essere riabilitato”. "Pensare di ricorrere alla castrazione chimica, di fatto paragonabile alla tortura, è inconcepibile e barbarie politica", dice il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan. "Chi si macchia di crimini terribili, come la violenza sessuale, deve scontare integralmente le pene previste dalla nostra legislazione. Ma in uno Stato avanzato come il nostro, del mondo occidentale, non può essere in vigore una sorta di "legge del taglione". Non possiamo esclusivamente concepire strumenti repressivi, ma è necessario lavorare sulla prevenzione. Il che significa destrutturare gli stereotipi di genere, che, nel tempo, possono degenerare in violenza. Certezza della pena, cultura e prevenzione. Questo è l'unico percorso possibile per contrastare, soprattutto guardando alle nuove generazioni, violenza sessuale e di genere".
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Premesso che alcuni uomini con bassissima produzione di testosterone hanno comunque forti desideri sessuali, occorre specificare che la violenza sessuale con il testosterone non c'entra nulla: si parla di stupro quando una delle parti coinvolte non partecipa al rapporto o al momento di intimità felicemente, lucidamente e consensualmente. E può accadere anche all'interno di una coppia: quando l'aggressore è il partner infatti si parla di stupro maritale, un concetto che ovviamente è in netto contrasto con il principio del dovere coniugale e che per ragioni culturali in Italia (e in generale in occidente) è difficile che venga assimilato e quindi che lo stupro coniugale venga denunciato. Lo stupratore, in ogni caso, non è biologicamente o chimicamente diverso da chi non è uno stupratore. A partire dalla psichiatria per finire con l'antropologia, è analisi comune che il sex offender è mosso dalla volontà di esercitare potere, controllo, dalla volontà di umiliare e sottomettere la vittima. L'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine ha pubblicato uno studio che dimostra come in tutto il mondo la maggior parte delle vittime di violenza sessuale siano di sesso femminile e che la maggior parte degli autori siano invece uomini. Significa in primo luogo che si tratta di una mentalità appartenente più che altro ai maschi e in secondo luogo che il fenomeno comprende anche la stupratrice così come la vittima maschile.
Invocare la castrazione chimica come misura per limitare i reati di stupro (e liberare le galere) è senza senso: in primo luogo perché anche le donne stuprano, non sono soltanto vittime, e ci sarebbe quindi una discriminazione in termini di possibilità di scelta della pena, poi significa limitare l'idea di abuso sessuale all'atto della penetrazione senza consenso e sappiamo che così non è. Infine si ignora, o si finge di ignorare, che a incidere nella mente degli stupratori ci siano fattori determinati dal contesto sociale e culturale, che è dove invece occorre intervenire se davvero si vogliono limitare gli stupri. Lo stupratore non è limitato nell'esercizio della sessualità se lo si priva dell'uso del pene: chi stupra non lo fa per soddisfare un desiderio sessuale ma sta dando sfogo a una mentalità violenta, la sua, che non origina né dall'abbigliamento né dal comportamento delle sue vittime. L'abuso sessuale può essere messo in pratica anche soltanto con le mani, semplicemente palpando la vittima, o con oggetti, adoperandoli come strumenti di penetrazione. Per lo stupratore, infatti, abusare e rendere “sua” vittima qualcuno significa dare, e darsi, prova di potere e dominio. Intervenire farmacologicamente significa riferirsi al sex offender come fosse un malato da curare quindi significa alimentare l'idea che si tratti di una emergenza determinata da una malattia. Ma può una malattia essere globalmente diffusa e avere come unico sintomo l'esercizio di potere? No. È una cultura: introiettata trasversalmente da persone di ceto sociale altissimo come bassissimo, istruite e non, occidentali e orientali. Serve la prevenzione: da una parte insegnare il tema del consenso in modo che le vittime sappiano riconoscere un abuso, dall'altra abbattere gli stereotipi di genere da cui origina la mentalità che giustifica lo stupro nella mente dello stupratore. La castrazione chimica è oggi utile come l'uso di un francobollo per arginare l'eruzione di un vulcano, e almeno in Italia, è anche incostituzionale.
Lo stupro può essere tale con la penetrazione dell'organo sessuale maschile oppure senza. Chi abusa sessualmente può avvalersi di qualsiasi parte del corpo o anche di oggetti per, appunto, abusare di una vittima. L'essenziale perché si parli di violenza sessuale è che la vittima sia invasa nella sua sfera sessuale. Per questo la castrazione chimica non convince al cento per cento: pur inibendo l'erezione, l'abusante può comunque invadere lo spazio della vittima. A dirlo è stata la Corte di Cassazione con una sentenza emessa nel 2018: “è stupro quando c'è l'invasione della sfera intima della vittima e in presenza della valenza sessuale del contatto corporeo, è irrilevante la durata o la mancata soddisfazione sessuale dell'aggressore”. Anche la Relazione dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale definisce la violenza sessuale come “invasione”: chi stupra sta invadendo il corpo della vittima “con la penetrazione, anche di ridotta entità, di ogni parte del corpo della vittima o dell'autore con un organo sessuale, o dell'apertura anale o genitale della vittima con ogni oggetto o ogni altra parte del corpo”. E continua, "L'invasione è eseguita con la forza, o con la minaccia della forza o della coercizione, come quella causata anche soltanto dalla paura della violenza, della costrizione, della prigionia, dell'oppressione psicologica o dell'abuso di potere, contro le persone stesse o altre, o prendendo vantaggio di un ambiente coercitivo o contro persone incapaci di dare un genuino consenso".
L'ordinamento giuridico italiano definisce lo stupratore e ne determina la pena in due righe: “Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da sei a dodici anni”. Se la vittima ha meno di dieci anni la reclusione raddoppia: da 12 a 24 anni. “Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima, traendo in inganno la vittima per essersi il colpevole sostituito ad altra persona”. A disciplinare questo reato è l'articolo 609 del codice penale: si tratta di un reato contro la persona (prima era “contro la morale”) e prevede che lo stupro e le altre violenze sessuali siano perseguiti solo dopo che la vittima ha denunciato. La vittima, sempre per legge, ha un limite di tempo per farlo: un anno. Trascorso oltre un anno dal fatto, il reato non è più perseguibile. Un tema che inquieta moltissime associazioni e centri antiviolenza che accolgono le vittime, perché a volte occorre molto più tempo perché si capisca di essere stata abusata o perché si trovi il coraggio e la forza psicologica per affrontare tutto l'iter legale. Ci sono dei casi in cui il reato viene perseguito d'ufficio: quando la vittima è minorenne, quando il reato è commesso da qualcuno con cui la vittima convive, quando il fatto è commesso da un pubblico ufficiale e quando lo stupro avviene in contemporanea con un altro delitto. Sempre il codice ci dice che il sex offender può essere chiunque, senza distinzioni di genere, orientamento sessuale o altre caratteristiche personali.
Altra premessa: l'omosessualità non è una malattia per questa ragione non si può e non si deve parlare di cure né di qualsiasi altro metodo per guarire chi è della comunità lgbt+. Tuttavia, moltissimo tempo fa, si credeva che lo fosse. A raccontare la vita di un uomo brillante che subì la castrazione chimica, Alan Turing, è il film “The Imitation Game”. Turing ha inventato il primo computer ponendo le basi per la nascita dell'Intelligenza Artificiale ma ha sopratutto avuto l'idea geniale che ha permesso agli alleati di vincere la Seconda Guerra Mondiale: con un macchinario avveniristico Turing decifrava i messaggi dei nazisti scoprendo i loro piani in anticipo. Però era gay e per questo perseguitato dalle autorità britanniche che lo arrestarono nel 1952 perché fino alla fine degli anni Sessanta essere omosessuali era, per gli inglesi, un grave reato. In tribunale il matematico ammise il proprio orientamento sessuale e venne condannato alla prigione, oppure, alla castrazione chimica. Scelse la seconda opzione affrontandone tutte le conseguenze sul piano fisico, emotivo e sociale. Si tolse la vita due anni dopo l'inizio della terapia. Nel 2021 l'Inghilterra ha deciso di recuperare storicamente la figura di Alan Turing e la Banca d'Inghilterra ha dedicato al matematico la nuova banconota da 50 sterline.